In Anime mitologiche, la pittura si fa evocazione arcaica e spirituale. La superficie vibra di presenze ancestrali: figure non definite ma percepibili, che sembrano emergere dalla materia come ricordi di civiltà sommerse, spiriti del mare o divinità dimenticate. L’opera attinge al linguaggio dell’astrazione informale, ma lo piega verso un’espressività narrativa e simbolica.
Le campiture cromatiche — intense, stratificate, attraversate da riflessi e trasparenze — suggeriscono profondità marine o atmosfere ultraterrene. L’uso della materia e del colore agisce come un atto di scavo: non tanto per costruire un’immagine, quanto per portare alla luce qualcosa di invisibile.
Anime mitologiche è un’opera che vibra tra memoria e mistero, tra pittura e mito, tra gesto e rivelazione. Un’immersione in una dimensione altra, dove il tempo si dilata e il visibile si mescola con l’invisibile.