In Stargate, l’artista ci trascina in un’esperienza visiva e percettiva che travalica i confini del visibile per aprire varchi verso l’altrove. La composizione si organizza attorno a un movimento elicoidale centripeto, un turbine di onde cromatiche che sembrano risucchiare lo sguardo verso un punto di fuga energetico e metafisico. Il dinamismo interno alla tela evoca la forza di attrazione di un portale: una soglia tra dimensioni, un varco simbolico attraverso cui transitare verso l’ignoto.
La scelta cromatica, dominata da tonalità fredde – blu profondi, celesti diafani e bianchi lattiginosi – accentua l’effetto di rarefazione, come se la materia pittorica stesse evaporando nello spazio. Questo gioco tonale suggerisce profondità cosmiche e ambienti siderali, ma anche stati interiori di sospensione e attesa. L’artista sembra voler tradurre l’invisibile in forma, il mistero in struttura.
Non si tratta solo di un’opera pittorica, ma di una riflessione sul tempo e sullo spazio come condizioni fluide e permeabili. L’atto stesso del dipingere viene qui trasfigurato in gesto rituale, quasi sciamanico, capace di aprire “porte stellari” verso nuovi orizzonti di senso. Stargate è una soglia, un invito a oltrepassare la superficie e a lasciarsi assorbire da un vortice contemplativo.
L’opera si inserisce con consapevolezza nel solco delle ricerche astratte e spiritualiste del secondo Novecento, ma rielabora questi stimoli con un linguaggio pittorico contemporaneo, netto, essenziale, sospeso tra energia e silenzio.